Le pareti esterne rappresentano una parte importante delle superfici attraverso cui un edificio disperde calore. Per questo viene utilizzato il cappotto termico, quell’elemento che aggiunge uno strato isolante alle pareti per ridurre gli scambi di calore tra interno ed esterno. In questo articolo vediamo quali sono le tipologie di cappotto esistenti e qual è il giusto spessore.
Che cos’è un cappotto termico e com’è fatto
Il cappotto termico, o più propriamente isolamento a cappotto, è uno strato isolante continuo applicato sulle pareti dell’edificio, generalmente all’esterno. Il termine ETICS deriva dall’inglese External Thermal Insulation Composite System e descrive proprio un sistema composto da più elementi che lavorano insieme.
Non si tratta quindi semplicemente di applicare un pannello al muro. Un sistema a cappotto è composto da diversi strati, ognuno con una funzione precisa.
- Il collante, che fissa il pannello alla parete
- Il pannello isolante, che costituisce lo strato con funzione termica
- I tasselli, che contribuiscono al fissaggio del sistema
- La rete in fibra di vetro, annegata nel rasante e necessaria a rendere più resistente lo strato di finitura
- Il rasante, che regolarizza e protegge la superficie
- La finitura, che protegge il sistema dall’acqua e dai raggi UV e determina l’aspetto finale.
I sistemi a cappotto di qualità sono accompagnati da una Valutazione Tecnica Europea (ETA) rilasciata secondo le specifiche ETAG 004 o EAD 040083-00-0404 e da una marcatura CE di sistema.
Questo significa che i diversi componenti — pannello, collante, tasselli, rete, rasante e finitura — sono stati valutati nel loro insieme. Per questo non basta confrontare il prezzo dei singoli materiali. Un sistema assemblato scegliendo ogni componente separatamente non offre necessariamente le stesse prestazioni di un sistema certificato e testato nel suo insieme.
Quando serve il cappotto termico?
Se le pareti rappresentano una delle principali superfici disperdenti — come accade frequentemente nelle abitazioni indipendenti non isolate — il cappotto può avere un effetto significativo sul fabbisogno energetico.
Un isolamento a cappotto ben progettato può ridurre il fabbisogno di energia per il riscaldamento nell’ordine del 30-40%, a seconda delle condizioni di partenza dell’edificio e della zona climatica. Non esiste però una percentuale uguale per tutte le abitazioni. Una casa con serramenti nuovi e tetto già isolato avrà un margine di miglioramento diverso rispetto a un edificio in cui il cappotto rappresenta il primo intervento di riqualificazione energetica dopo molti anni.
Anche per questo è difficile parlare di risparmio senza conoscere l’edificio.
Nei mesi estivi c’è da considerare un altro aspetto vale a dire che l’isolamento contribuisce al comfort interno durante il caldo. Una parete isolata limita gli scambi di calore con l’esterno e può aiutare a mantenere più stabile la temperatura interna, riducendo il lavoro necessario per il raffrescamento. Questo aspetto è particolarmente interessante in zone caratterizzate da estati calde e da un uso prolungato del condizionamento.
L’isolamento, inoltre, è spesso il primo passo per rendere più efficace il resto degli interventi.
Un impianto efficiente, come una pompa di calore, funziona meglio quando l’involucro dell’edificio limita le dispersioni. Per questo, prima di scegliere come produrre energia o calore, è utile capire quanto ne disperde la casa.
Cappotto interno o esterno: quale scegliere?
Quando si valuta un cappotto, questa è una delle prime decisioni da prendere.
Dal punto di vista tecnico, quando è possibile intervenire sulla facciata, il cappotto esterno offre generalmente maggiori vantaggi. Ma ci sono situazioni in cui il cappotto interno rappresenta una soluzione corretta.
La differenza principale riguarda la continuità dell’isolamento.
Cappotto esterno
Il cappotto esterno consente di applicare lo strato isolante in modo continuo sulla facciata e di intervenire anche sui principali punti in cui la struttura può creare dispersioni, come balconi, pilastri, travi, spallette delle finestre e attacco a terra.
Non riduce lo spazio interno dell’abitazione e permette inoltre di mantenere all’interno dell’edificio la massa della muratura, contribuendo all’inerzia termica.
Richiede però un cantiere più articolato, con ponteggio e interventi sulla facciata, e può avere costi maggiori.
Cappotto interno
Il cappotto interno permette di intervenire direttamente dall’interno dell’abitazione e può quindi essere una soluzione utile quando la facciata non è modificabile o quando non è possibile intervenire sull’intero edificio.
Ha però alcune caratteristiche da valutare con attenzione. Riduce leggermente la superficie interna, non permette di eliminare tutti i ponti termici e richiede una progettazione accurata per evitare problemi di condensa.
Quando ha senso il cappotto interno
Il cappotto interno può essere una soluzione adatta, per esempio, quando:
- si vive in un appartamento e non è possibile intervenire sulla facciata dell’intero edificio
- l’edificio è vincolato o presenta una facciata che non può essere modificata
- è necessario realizzare un intervento più rapido e si sta già ristrutturando l’interno dell’abitazione
In questi casi, però, non dovrebbe mancare l’analisi igrometrica che serve a capire come si comporteranno temperatura e umidità all’interno della stratigrafia dopo l’inserimento dell’isolante e a verificare che non si creino condizioni favorevoli alla formazione di condensa.
Quanti centimetri si perdono con un cappotto interno?
Immaginiamo una stanza di 4×4 metri con due pareti esterne. Con un cappotto interno da 8 cm si perdono 8 centimetri su ciascuna delle due pareti. La stanza passerebbe quindi da 4×4 metri a circa 3,92×3,92 metri, con una perdita di circa 0,6 m² su 16, poco meno del 4%.
Su una singola stanza può essere una riduzione contenuta. Se l’isolamento viene applicato a tutte le pareti esterne dell’appartamento, invece, la superficie persa diventa un elemento da considerare nella progettazione.
Che spessore serve
Su questo punto c’è spesso un po’ di confusione. La normativa italiana non stabilisce un numero di centimetri di cappotto valido per tutti gli edifici. Il parametro di riferimento è la trasmittanza termica che indica quanto calore attraversa una parete. Più il valore è basso, maggiore è la capacità isolante della parete.
Lo spessore dell’isolante viene quindi definito a partire dalle caratteristiche della parete esistente e dal valore di trasmittanza che si deve raggiungere.
Bastano 2 cm? Il caso dei cappotti a basso spessore
Due o tre centimetri non sono sufficienti per raggiungere i valori di trasmittanza indicati per le diverse zone climatiche italiane. Anche nella zona climatica più mite, infatti, il nostro esempio parte da circa 5 cm teorici. Ridurre lo spessore dell’isolante non significa però ridurre nella stessa proporzione tutti i costi del cantiere. Ponteggio, preparazione, posa, rasatura e finitura restano necessari.
Esistono materiali ad altissime prestazioni, come aerogel e sistemi a base nanotecnologica, che permettono di ottenere buone prestazioni con spessori ridotti.
Possono essere utili in situazioni specifiche, per esempio quando lo spazio disponibile è molto limitato. Hanno però costi sensibilmente più elevati a parità di prestazione.
Quale materiale scegliere per il cappotto
Tra le soluzioni più utilizzate c’è l’EPS, con una conduttività termica indicativa compresa tra 0,031 e 0,038 W/mK. È leggero, semplice da posare e offre un buon rapporto tra prestazioni e costo. Il suo comportamento durante l’estate è però più contenuto rispetto ad altri materiali e, nella scelta del sistema, è necessario valutare anche la reazione al fuoco.
La lana di roccia ha una conduttività indicativa tra 0,034 e 0,040 W/mK. È traspirante e offre buone prestazioni sia dal punto di vista acustico sia della sicurezza antincendio. Rispetto all’EPS è però più pesante e generalmente più costosa, oltre a richiedere particolare cura durante la posa.
La fibra di legno, con una conduttività indicativa tra 0,038 e 0,045 W/mK, si distingue soprattutto per il comportamento durante la stagione calda e per la capacità di rallentare il passaggio dell’onda di calore. A parità di prestazione può richiedere uno spessore maggiore e ha generalmente un costo più elevato.
Infine c’è il sughero, un materiale naturale con una conduttività indicativa tra 0,040 e 0,045 W/mK. È durevole e presenta un buon comportamento nei confronti dell’umidità. Il costo può essere più elevato rispetto ad altre soluzioni e la disponibilità va valutata in base al progetto.
Un ulteriore strumento di confronto è ISEA, l’indicatore sviluppato da ENEA che permette di valutare i materiali isolanti considerando insieme costo economico e impatto ambientale.
Nei nostri interventi privilegiamo materiali naturali e traspiranti, scelti in funzione del contesto climatico e delle caratteristiche dell’edificio e inseriti all’interno di sistemi certificati.
Perché, anche in questo caso, il pannello da solo non determina il risultato finale.
Come si svolge un intervento di isolamento a cappotto?
Un cappotto ben progettato parte sempre dalla conoscenza dell’edificio.
1. Sopralluogo e analisi
Si valutano la geometria dell’edificio, l’orientamento, i materiali della muratura, lo stato dell’intonaco e i principali nodi costruttivi. È il momento in cui si capisce se il cappotto è l’intervento più adatto.
2. Analisi termografica
La termografia permette di individuare le zone in cui l’edificio disperde maggiormente, compresi alcuni ponti termici che non sono visibili a occhio nudo.
Le informazioni raccolte aiutano a progettare l’intervento e possono essere utilizzate anche per verificare il risultato a fine lavori.
3. Progetto e calcolo
Si determina la trasmittanza della parete esistente, si individua il valore da raggiungere in funzione della zona climatica e si definisce lo spessore dell’isolante.
Nel caso del cappotto interno si aggiunge la verifica igrometrica, necessaria per valutare il rischio di formazione di condensa all’interno della stratigrafia.
4. Preparazione del supporto
Prima della posa si verifica che il supporto sia in condizioni adeguate.
Dove necessario, si consolida o si rimuove ciò che non garantisce sufficiente aderenza.
5. Posa
Si procede con pannelli, tasselli, rete, rasante e finitura, prestando particolare attenzione ai nodi costruttivi. Spallette, davanzali, attacco a terra e sporti.
6. Verifica e documentazione
A conclusione dell’intervento si verifica il risultato e si prepara la documentazione energetica prevista.
Svantaggi, rischi e quando il cappotto non è la soluzione giusta
Un intervento di isolamento va valutato anche per quello che comporta.
- Il costo iniziale. Il beneficio economico si costruisce nel tempo attraverso la riduzione dei consumi.
- Il cantiere nel caso del cappotto esterno. Servono ponteggi e la facciata resta interessata dai lavori per tutta la durata dell’intervento.
- Lo spessore. Davanzali, sporti di gronda, soglie e cancelli possono richiedere interventi specifici.
- Vincoli urbanistici. In alcune zone o su edifici di pregio il cappotto esterno può non essere autorizzabile.
Cappotto e muffa
La muffa si forma quando l’umidità presente nell’aria incontra una superficie sufficientemente fredda da favorire la condensa. Per questo il comportamento del cappotto dipende molto da come viene progettato. Un cappotto esterno continuo aumenta la temperatura della parete interna e può quindi ridurre le condizioni favorevoli alla formazione della muffa.
Con un cappotto interno progettato male, invece, il punto freddo può spostarsi dietro lo strato isolante. L’umidità può quindi condensare all’interno della stratigrafia, dove il problema non è immediatamente visibile.
Ecco perché, nel caso di un cappotto interno, la verifica igrometrica è fondamentale.
Quando è meglio aspettare?
Ci sono situazioni in cui, dopo il sopralluogo, può essere più utile intervenire prima su altri aspetti. Per esempio nei casi in cui
- l’umidità di risalita non è risolta il cappotto non elimina la causa e va prima affrontato il problema dell’umidità
- la facciata è degradata e quindi l’intonaco non offre un supporto adeguato e deve essere preparato prima della posa
- le dispersioni sono concentrate altrove (sul tetto e serramenti)
Per questo una diagnosi energetica prima dell’intervento può aiutare a stabilire l’ordine più efficace degli interventi.
Gli errori di posa che possono creare problemi
Nei cappotti alcune criticità si manifestano nel tempo attraverso crepe, distacchi, macchie di umidità o muffa e sono legati perlopiù a dettagli che non sono stati considerati in fase di posa:
- nodi costruttivi trascurati come spallette, davanzali e attacco a terra
- sistemi assemblati con componenti di fornitori diversi
- spessori scelti senza calcolare la necessità effettiva
- preparazione del supporto insufficiente
Quanto dura un cappotto termico
Le prestazioni dichiarate nelle Valutazioni Tecniche Europee dei sistemi a cappotto sono riferite a una vita utile di almeno 25 anni; nella versione più recente della specifica tecnica europea il riferimento arriva a 50 anni, a condizione che il sistema venga utilizzato e mantenuto correttamente. Anche in questo caso, la durata non dipende dal singolo pannello.
Conta il sistema nel suo insieme, la corretta posa dei diversi componenti e il rispetto delle indicazioni del produttore. La manutenzione ordinaria è limitata. È utile controllare periodicamente lo stato della finitura e intervenire in presenza di fessurazioni o distacchi localizzati.
Quando necessario, si può rifare il rivestimento esterno, intervenendo sulla finitura senza dover sostituire l’isolante sottostante.
Incentivi
Il cappotto termico rientra tra gli interventi di efficientamento energetico per i quali sono previste 3 agevolazioni fiscali: l’ecobonus, il conto termico 3.0 e il bonus ristrutturazione.
Nella nostra pagina dedicata agli incentivi trovi il quadro aggiornato.
Come ESCo certificata ci occupiamo di tutto l’iter tecnico e burocratico oltre che della progettazione e realizzazione degli impianti.
Per l’isolamento a cappotto dei tuoi edifici contattaci per richiedere un sopralluogo!
Domande frequenti
Quanto costa un cappotto termico al mq?
Un cappotto esterno finito costa indicativamente 80-130 €/mq con isolante in EPS e 100-160 €/mq con lana di roccia o fibra di legno. Un cappotto interno si colloca orientativamente tra 40 e 80 €/mq. Il prezzo definitivo dipende dalle caratteristiche dell’edificio, dal supporto, dal ponteggio e dalla finitura.
Qual è lo spessore minimo di un cappotto termico?
La normativa non stabilisce uno spessore unico, ma valori massimi di trasmittanza che variano in funzione della zona climatica. Su una parete in laterizio da 30 cm, nell’esempio considerato, si va indicativamente da 6-8 cm in zona B a 12-14 cm in zona E. Lo spessore effettivo deve essere definito attraverso il calcolo sul singolo edificio.
Bastano 2 cm di cappotto?
Nel caso della parete presa come esempio, 2 o 3 cm non sono sufficienti per raggiungere i valori di trasmittanza richiesti. Esistono isolanti ad altissime prestazioni che permettono di ridurre gli spessori, ma hanno costi maggiori e vengono utilizzati soprattutto quando lo spazio disponibile rappresenta un vincolo.
È meglio il cappotto interno o esterno?
Quando è possibile intervenire sulla facciata, il cappotto esterno offre generalmente maggiori vantaggi perché permette di realizzare uno strato isolante continuo e di intervenire sui ponti termici. Il cappotto interno può essere indicato in un appartamento singolo, su un edificio vincolato o quando è necessario intervenire dall’interno. In questo caso è importante effettuare una verifica igrometrica.
Il cappotto termico crea muffa?
Un cappotto esterno ben progettato può contribuire a ridurre la formazione di muffa perché aumenta la temperatura della parete interna. Un cappotto interno progettato senza una corretta verifica può invece creare condizioni favorevoli alla formazione di condensa all’interno della stratigrafia.
Quanto dura un cappotto termico?
Le certificazioni europee dei sistemi a cappotto fanno riferimento a una vita utile di almeno 25 anni, con manutenzione appropriata. La durata dipende dalla qualità del sistema, dalla corretta posa e dalla manutenzione nel tempo.
Quanto fa risparmiare un cappotto termico?
Le rilevazioni di settore indicano una riduzione del fabbisogno di energia per il riscaldamento nell’ordine del 30-40%, ma il risultato varia in base alle condizioni iniziali dell’edificio e alla zona climatica. Per stimare il beneficio sulla singola abitazione è necessario partire dalle sue caratteristiche.
Si può fare il cappotto su una sola parete?
Sì, in alcuni casi può essere una scelta utile, soprattutto se quella parete rappresenta una delle principali superfici disperdenti. Il risultato resta però parziale e il ponte termico può spostarsi al confine dell’isolamento. Una termografia può aiutare a capire dove intervenire.
Si può fare il cappotto interno in un appartamento in condominio?
Sì. Il cappotto interno può essere realizzato all’interno della singola unità immobiliare senza intervenire sulla facciata comune. Deve però essere progettato con particolare attenzione ai ponti termici e al rischio di condensa.
Quanto tempo ci vuole per fare un cappotto termico?
Per una villetta unifamiliare, un cappotto esterno completo richiede indicativamente due o tre settimane di cantiere, condizioni meteo permettendo. Il cappotto interno può essere organizzato stanza per stanza, riducendo il disagio ma distribuendo le lavorazioni su un periodo più lungo.
I nostri tecnici analizzano l’edificio, individuano le principali dispersioni anche attraverso la termografia, valutano la parete e definiscono lo spessore dell’isolante in base alle caratteristiche dell’abitazione.